Arrigoni Wine Family: una storia lunga più di un secolo - Liguria Wine Shop

Arrigoni Wine Family: una storia lunga più di un secolo

Dalle origini dell’azienda all’esportazione in Brasile. Fra figli, nipoti e ospiti da tutto il mondo

Le vigne del Corniolo

nella foto uno scorcio delle vigne del Corniolo

La famiglia Arrigoni è una famiglia bella, calorosa, come quelle di una volta. 5 figli, 5 nipoti e un senso dell’accoglienza che, oggi, non è poi così scontato. A darci il benvenuto in azienda è Milena, un sorriso che conquista, raggiunta poco dopo dal marito, Riccardo Arrigoni, chioma bianca e sguardo schietto, prerogative di un capostipite. Ci fanno accomodare in cantina, superata l’area degustazioni e vendita in fase di ultimazione. E qui ci troviamo attorniati da ricordi di famiglia, come vecchie bottiglie allineate in buon ordine alle pareti, e da nuovi prodotti, come il condimento balsamico conservato in barrique. Ci accomodiamo intorno a un grande tavolo che nel corso della nostra chiacchierata si riempirà di ogni bontà, dallo strudel appena sfornato a calici di rossi e bianchi. E, sentendoci un po’ a casa, ci prepariamo ad ascoltare una storia che parte da lontano, raccontata a due voci.

Partiamo dal principio. Era il 1913 quando nacque l’azienda vinicola.
Riccardo: Erano i primi del Novecento quando nonno Gervasio Pagni, classe 1881, arrivò a Spezia. Veniva da un paesello tra Firenze e Lucca, attaccato ad Altopascio, dove c’erano 5-6 case, ma quella vita non faceva per lui. Aveva dei cugini a Spezia e così si trasferì qui, in via Sarzana, dove tutto è cominciato. Si sposò, iniziò a lavorare prima vendendo farinata e castagnaccio e poi importando il vino dal paesello, dando il via all’attività. Rimase vedovo molto presto e si risposò con una donna, anche lei vedova, Lina Arrigoni, incinta di Bruno, mio padre. L’azienda, nata come Pagni, negli anni prese infatti il nome Arrigoni, proprio quando la rilevò Bruno negli anni ’50, seguito poi da me, che sono cresciuto in cantina, rinunciando alla carriera militare per mandare avanti l’azienda di famiglia.

Insieme a voi, Riccardo e Milena, la storia dell’azienda Arrigoni oggi continua con alcuni dei vostri figli.
Milena: Tra figli e nipoti, gli aiuti non ci mancano! A lavorare con noi sono soprattutto Andrea e Sara. Il salto di qualità l’abbiamo fatto con loro, con Andrea, agronomo, che si è formato girando per mezzo mondo, arrivando a fare esperienza anche nei vigneti del Sud Africa, e ora manda avanti la tenuta di San Gimignano. E con Sara, enologa, che ci ha dato una grande mano per far crescere l’azienda.

Pietraserena, Rosadimaggio, nomi evocativi per due aziende diverse.
Milena: A San Gimignano abbiamo la sede toscana, Pietraserenadove produciamo Chianti, Vernaccia… In Liguria invece la nostra azienda Rosadimaggio conta in totale 19 ettari di vigne, tra Colli di Luni e Cinque Terre. Le vigne le abbiamo a Castelnuovo Magra, Arcola, precisamente a Masignano con la “Vigna del Prefetto”, fino a Riccò del Golfo e Sarzana. Alle Cinque Terre, che si può considerare la nostra terza azienda, ne abbiamo 5, di ettari, un’enormità per questi luoghi. Siamo partiti da un primo appezzamento a Tramonti, per poi estenderci al Corniolo, a Corniglia e a Piculla, sopra Vernazza. E mentre parliamo, adesso, alle Cinque Terre, stanno strizzando lo Sciacchetrà.

Vendemmia alle Cinque Terre

nella foto l’uva in cassetta alle Cinque Terre

La vostra azienda conta 11 annate di Sciacchetrà. Non sono poche…
Milena: Andiamo molto fieri di questo piccolo tesoro di famiglia. Potremmo fare una verticale di Sciacchetrà avendo 11 annate, dal 1991 al 2012. L’uva di questo vitigno la sgraniamo ancora a mano, chicco per chicco, la pigiamo con i piedi nella tina di legno, presa a Terni perché qui non se ne trovano più. E quest’anno ci ha dato una mano anche la nostra nipotina di 4 anni e mezzo che si fa chiamare la “dottoressa del vino”.

Qual è il vostro rapporto con il mercato estero?
Riccardo: Da quando ho preso in mano io l’azienda negli anni ’70, abbiamo sempre avuto rapporti con il mercato estero. All’inizio esportavamo il 70% della nostra produzione in Germania e negli Stati Uniti e acquistavamo le uve da altri. Per anni noi Arrigoni abbiamo avuto cucito addosso il marchio dei commercianti, ma io volevo arrivare al punto di dire che il vino che vendiamo viene esclusivamente da uve che coltiviamo noi. Abbiamo dato anima e corpo a questa nostra avventura agricola e oggi possiamo dire che vendiamo solo quello che produciamo. Abbiamo un bel portafoglio di prodotti, tutti di produzione e produciamo circa 200 mila bottiglie di cui molte finiscono all’estero, in Colombia, in Thailandia e soprattutto in Brasile.

Nel luglio scorso avete partecipato al Gala Dinner di Aretuseo, azienda di San Paolo, e nell’occasione avete rappresentato i vini liguri in Brasile… vedi l’articolo di MIDDIAmagazine
Milena: Con Aretuseo, nostro importatore, abbiamo un rapporto consolidato da diversi anni. Tonino Pedroni, titolare dell’azienda insieme a Giuseppe Peluso, vorrebbe diventare ambasciatore della Liguria in Brasile. Pensi che la figlia, Giuliana Pedroni, è ospite da noi da qualche settimana e resterà per altri 7-8 mesi per imparare il mestiere, per conoscere come si fa, come si produce e come si vende il vino. Vorrebbe anche prendere la cittadinanza italiana e ora è sul nostro stato di famiglia. Ma noi siamo sempre stati così, abbiamo sempre accolto tutti. Ad esempio, siamo stati i primi a portare gli americani alle Cinque Terre: grazie alla conoscenza, al Vinitaly, di un importatore americano che si era innamorato del vino delle Cinque Terre e voleva saperne di più, abbiamo ospitato ristoratori, giornalisti, gente del settore… abbiamo fatto tanti di quei pranzi nella nostra terrazza, con tavolate di 300 persone. Ci siamo scorrazzati gli americani per mezza Liguria, e con alcuni di loro siamo diventati anche amici.

Quali sono i vini che esportate?
Riccardo: I primi anni solo vini rossi e solo da prezzo. Ora anche Vermentino e Cinque Terre e qualche bottiglia di Sciacchetrà.  I nostri vini ce l’hanno tutti a San Paolo, nei ristoranti buoni della città, e qualcuno anche a Rio de Janeiro.  Quello brasiliano è un mercato in crescita, soprattutto nella fascia buona. I vini da battaglia non li vogliono più. Noi esportiamo due container l’anno, circa 25 mila bottiglie. Le difficoltà non mancano, certo, la cultura del vino bianco in Brasile si sta formando ora e le tasse di importazione là sono molto alte. E in più per fare apprezzare una bottiglia ligure, devi spiegare il territorio. Ma quando esporti la qualità tutti la apprezzano. E il risultato vale ogni fatica.

E noi, tra un assaggio e un bicchiere, non possiamo che dargli ragione.

Az. Agr. Arrigoni (SP)
DOP Colli di Luni Vermentino
15,60
Az. Agr. Arrigoni (SP)
DOP Colli di Luni Vermentino Superiore
21,50
Az. Agr. Arrigoni (SP)
DOP Colli di Luni Vermentino
19,50
Az. Agr. Arrigoni (SP)
DOP Cinque Terre bianco
31,50
Az. Agr. Arrigoni (SP)
DOP Cinque Terre Sciacchetrà
54,90
Az. Agr. Arrigoni (SP)
DOP Cinque Terre bianco
22,50

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